In collaborazione con: Falegnameria Ingrassia Falegnameria Ingrassia
Il legno che si vede: una mattina nella falegnameria Ingrassia
Rovere, castagno, ulivo: a Siracusa una falegnameria di tre generazioni lavora su disegno degli architetti. Siamo andati a vedere come nasce una libreria su misura.
Contenuto realizzato in collaborazione con Falegnameria Ingrassia.
Alle sette e mezza del mattino, nella zona artigianale alle porte di Siracusa, il capannone della Falegnameria Ingrassia ha già le porte aperte. Dentro c’è l’odore del rovere appena piallato e il rumore regolare di una sega a nastro. Salvatore Ingrassia, che guida l’azienda insieme al padre e a un cugino, ci accoglie davanti a una catasta di tavole separate da listelli: «Questo è il magazzino che conta. Il legno che entra oggi lo useremo tra due anni.»
Siamo venuti a vedere come lavora una delle falegnamerie che compaiono più spesso nelle filiere dei progetti pubblicati sul portale, dalla libreria della Casa a corte di Elena Sciortino al portico della Casa di campagna di Sara Pinna. Volevamo capire che cosa succede tra il disegno dell’architetto e il mobile montato: la parte del progetto che di solito non si racconta.
Prima il disegno, poi il campione
Ogni lavoro comincia da un disegno, quasi sempre di uno studio di progettazione. «Ci arrivano tavole bellissime e tavole schematiche. In tutti e due i casi la prima cosa che facciamo è un sopralluogo: le misure vere di una stanza non sono mai quelle del rilievo.» Dopo il sopralluogo la falegnameria prepara i disegni costruttivi, pezzo per pezzo, e li rimanda all’architetto. È il momento in cui si discute di spessori, di giunti, di come una mensola lunga due metri resterà dritta tra dieci anni.
Poi arriva il campione. Per la libreria della Casa a corte ne hanno preparati tre: un angolo con un incastro a coda di rondine, un altro con un giunto nascosto, un terzo con un profilo in ottone. I committenti hanno scelto il primo, che si vede ed è fatto a mano. «Le macchine a controllo numerico le usiamo per tutto quello che non si vede: fresature, forature, tagli ripetuti. Gli incastri a vista li facciamo ancora a scalpello. Non per nostalgia: è il modo più preciso che conosciamo per un pezzo unico.»
Il legno giusto per ogni posto
Nel magazzino ci sono rovere, castagno, noce e qualche tavola di ulivo, che arriva quando un agricoltore della zona deve abbattere un albero vecchio. Ogni pacco ha un cartellino con la provenienza e la data d’arrivo. «Il castagno lo usiamo fuori, per portici e serramenti: resiste bene all’umidità e invecchiando diventa grigio. Il rovere è per dentro, per le cose che si toccano. L’ulivo è capriccioso, si muove e si crepa, ma un piano di tavolo in ulivo non lo dimentichi.»
Le finiture sono a olio e cera per quasi tutti gli arredi, con vernici all’acqua per cucine e bagni. Nessuna laccatura lucida: «Il legno deve poter essere ripreso. Un graffio su un piano a olio si sistema con una spugnetta e un po’ d’olio; su una vernice lucida bisogna rifare tutto.»
Tre generazioni e due apprendisti
In laboratorio lavorano nove persone. I più giovani sono due ragazzi dell’istituto professionale, arrivati con un tirocinio e poi rimasti. Salvatore racconta che la parte più difficile del mestiere non è tecnica: «È imparare a leggere un disegno e capire che cosa voleva davvero chi l’ha fatto. A volte l’architetto disegna una linea e intende un’ombra. Bisogna parlarsi.»
È anche per questo che la falegnameria ha deciso di presentarsi sul portale con una scheda completa, le immagini del laboratorio e un panorama a 360 gradi del capannone: per farsi trovare da chi progetta, non solo da chi compra. «Molti studi ci scrivono dopo aver visto un progetto in cui abbiamo lavorato. È il passaparola di sempre, solo più veloce.»
Oltre lo Stretto
La maggior parte dei lavori resta nella Sicilia orientale, ma negli ultimi anni gli Ingrassia hanno montato arredi in Puglia, in Campania e in Sardegna. Per il Padiglione per la lettura di Galatina hanno costruito scaffali e tavoli; per il Mercato coperto di Battipaglia hanno preparato i prototipi dei banchi, provati per due mesi dai commercianti prima dell’ordine definitivo. Ogni lavoro viene consegnato con una scheda che indica essenze, finiture e provenienza del legno: un piccolo libretto di manutenzione che il cliente conserva insieme alle chiavi di casa.
Prima di salutarci, Salvatore ci mostra un banco da lavoro consumato al centro, dove la superficie è più chiara e liscia. «Era di mio nonno. Lo usiamo ancora per gli incastri. Quando un apprendista ci lavora per la prima volta capisce subito che qui il tempo ha un altro passo.»
La scheda dell’azienda, con le immagini del laboratorio e il panorama a 360 gradi, è qui: Falegnameria Ingrassia. I progetti citati sono la Casa a corte e la Casa di campagna.